Giorno 21 febbraio, presso il cinema Eden, è stato proiettato il film “Balon” di Pasquale Scimeca, regista da sempre impegnato nel sociale e sensibile ai problemi della Sicilia.

Gli ultimi,i diseredati ,gli eroi quotidiani, sono da sempre stati al centro della sua cinematografia: mi piace citare  Placido Rizzotto, sindacalista ucciso dalla mafia e poi dimenticato da tutti; Giosuè l’ebreo, relegato ai margini della società solo perché appartenente alla razza degli ebrei ,da sempre considerati deicidi;Biagio,un frate che vive alla stazione di Palermo per donare cibo e calore umano agli oppressi ed ai senzatetto. Il film è stato presentato dal regista stesso, dalla professoressa Nunzia Velardita e dal presidente siciliano del centro di cinematografia, prof.Ignazio Vasta.

 I protagonisti sono due fratelli, Isoke di 15 anni e Amin di 10 anni, che vivono in un piccolo e povero villaggio della Sierra Leone, paese dell’Africa occidentale guineana, attualmente tra i più poveri del mondo e con un tasso di analfabetismo altissimo. Il villaggio, un giorno, viene distrutto dai soldati di un villaggio vicino. I due fratelli riescono a salvarsi e, dietro consiglio del nonno, decidono di partire per il nord, senza mezzi e senza conoscenze geografiche, verso la Svezia, alla ricerca di un sogno, di un miraggio. Durante il percorso incontrano due archeologi italiani che li conducono verso la Libia. Purtroppo  vengono catturati,maltrattati,violentati  e resi schiavi; solo chi possiede una certa quantità di denaro può sfuggire agli aguzzini e tentare di salvarsi salendo sul barcone della speranza. Il film ha un finale aperto e non c’è certezza di  salvezza .

      Alla fine del film è stato interessante il dibattito, durante il quale il regista ha precisato di aver filmato in Africa solo quello che ha visto realmente e che il suo “non è un film sull’immigrazione, ma sull’Africa”,continente meraviglioso e disperato.  

 Questo film ha suscitato in me tanta emozione: credo che non sia giusto giocare con le vite umane, poiché nessuno vorrebbe essere al loro posto; mi ha colpito anche  la cattiveria con cui vengono giudicate persone che sono più sfortunate  di noi e provo molta rabbia quando mi accorgo che nessuno presta loro aiuto nonostante vivano situazioni di disagio, malattia, povertà e guerre. Sono contenta che grazie alla nostra partecipazione e a quella di molte altre classi, sarà possibile far tornare in Africa i componenti della casa di produzione Arbash di Scimeca, che costruiranno un ospedale e i filtri per depurare l’acqua.

Ringrazio il preside Lutri e la professoressa Velardita per averci dato questa opportunità meravigliosa e ringrazio i professori che ci hanno accompagnato ed anche il regista Pasquale Scimeca per le parole coinvolgenti che ci hanno fatto riflettere, commuovere e capire. 

                                                                                                                                           Chiara Cal, classe  3° F  L.S.U.